Che cosa accade quando il linguaggio del sacro incontra i corpi animali? E che cosa può rivelare la tradizione religiosa se viene attraversata da uno sguardo antispecista, capace di mettere in discussione la gerarchia che separa l’essere umano dalle altre forme di vita? È da queste domande che prende forma Ad Bestias Choragium (la messAinscena), il lavoro di Teodora Mastrototaro e Kaioh che debutterà integralmente il 31 ottobre, alle ore 21, al Cielo di Carta Teatro di Trani, aprendo la terza edizione della rassegna teatrale Distopie Future 3.0 – La Cura.

La performance rilegge testi e immagini appartenenti alla tradizione religiosa attraverso una prospettiva antispecista. Non si limita a rovesciare simboli consolidati né a trasferire sugli animali una narrazione originariamente umana. Interviene, piuttosto, su un immaginario collettivo profondamente radicato, utilizzandone il linguaggio per portare alla luce ciò che troppo spesso resta ai margini della compassione: la sofferenza animale, la sua rimozione culturale e la selettività con cui decidiamo quali vite meritino attenzione, protezione e lutto.

Il sacro diventa così uno spazio di attraversamento e di conflitto, nel quale i segni familiari del dolore, del sacrificio, della maternità e dell’attesa acquistano nuovi significati. Non viene abbandonato, ma interrogato: quali corpi è disposto a riconoscere? E quali continua, invece, a escludere? La scelta di attingere a un patrimonio simbolico condiviso risponde proprio a questa esigenza.

Teodora Mastrototaro

I segni della tradizione religiosa, stratificati nella memoria collettiva, diventano strumenti per mettere in discussione i confini morali costruiti tra gli esseri viventi. Non si tratta di rendere gli animali più simili agli esseri umani, né di tradurli in figure comprensibili soltanto attraverso la nostra esperienza, ma di incrinare quella centralità antropocentrica che ostacola il riconoscimento della loro esistenza autonoma.

È questo il nodo etico e politico che attraversa il lavoro. Come afferma Teodora Mastrototaro: «Non chiediamo che gli animali siano riconosciuti perché simili a noi, ma rivendichiamo il loro diritto al rispetto in quanto esseri altri da noi».

Gli animali, prosegue l’artista, «non sono esseri umani mancati, versioni incomplete della nostra identità, né hanno bisogno di essere ricondotti a categorie umane per acquisire valore. La loro esistenza non può dipendere dalla somiglianza con noi, dalla familiarità o dalla capacità di suscitare emozioni. Riconoscere l’alterità animale significa, al contrario, accettare che esistano vite dotate di un valore proprio, irriducibili alle nostre misure e ai nostri criteri».

In questa prospettiva, l’antispecismo non è soltanto un tema rappresentato sulla scena, ma lo sguardo attraverso cui l’intera operazione artistica prende forma. Al centro c’è la critica alla selettività della compassione: quella distinzione, spesso invisibile perché normalizzata dalle abitudini e dalle convenzioni sociali, che ci porta a proteggere alcuni animali e a ignorarne, sfruttarne o sacrificarne altri. Una compassione che si arresta ai confini della specie e rivela le contraddizioni del nostro rapporto con gli altri viventi.

Ad Bestias Choragium si articola in tre momenti, altrettanti attraversamenti simbolici che compongono una drammaturgia del corpo, della vulnerabilità e della presenza animale: La via crucis nel carro bestiame, Stabat Mater in zona parto e Questa notte. Sono tre soglie attraverso cui il repertorio religioso viene riletto e trasformato, aprendo uno spazio in cui la sofferenza, la generazione e l’attesa possono essere sottratte a un’interpretazione esclusivamente antropocentrica.

La bestia, la madre e la notte evocano immagini radicate nell’immaginario collettivo, ma diventano anche occasioni per porre una domanda radicale: chi ha diritto di essere visto, ascoltato e riconosciuto?

La ricerca ha conosciuto una prima tappa lo scorso 11 luglio, quando la parte iniziale del lavoro è stata presentata nell’ambito della quattordicesima edizione di Notte di poesia al Dolmen, reading letterario promosso dalla Pro Loco UNPLI di Bisceglie e diretto da Maurizio Evangelista.

Maurizio Evangelista

Il debutto integrale a Trani segna ora una nuova fase di un percorso che intreccia parola, performance e stratificazione simbolica, facendo del linguaggio artistico uno spazio di ricerca e di presa di posizione. L’appuntamento si inserisce nella terza edizione di Distopie Future 3.0 – La Cura, una rassegna che invita a esplorare nuovi sguardi sul futuro e a immaginare possibilità diverse a partire dalla responsabilità verso gli esseri viventi, i luoghi e il mondo che abitiamo.

La cura, in questa prospettiva, non è soltanto un sentimento o una disposizione individuale, ma una pratica capace di mettere in discussione le esclusioni su cui si fonda il nostro rapporto con il pianeta.

A seguire, la videoperformance Inferno e Pandemia di Annamaria Di Pinto, che completa la serata ampliando il percorso artistico proposto dalla rassegna.

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