La macchina da cucire. Geologia del dolore è un libro che sa rischiare e non arretra davanti al proprio rischio. Daniele Ricci sceglie di misurarsi con una materia ad alto tasso di esposizione — il lutto, la malattia, la vergogna, la violenza, la memoria familiare — e lo fa evitando, nei momenti migliori, tanto la sublimazione quanto il referto emotivo. Il titolo concentra già il nodo della raccolta: la macchina da cucire è emblema e strumento di sutura della precarietà; la “geologia” non allude a una profondità generica, bensì a una sedimentazione concreta del trauma, ai suoi strati, ai suoi ritorni, ai suoi scarti.
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