«Amo le mappe perché dicono bugie.
[…]
Perché con indulgenza e buon umore
sul tavolo mi dispongono un mondo
che non è di questo mondo».
Wisława Szymborska1
Fioccano mappe della poesia contemporanea, ‘fomentate’ dalla seduzione delle cifre più o meno tonde che segnalano come, del nuovo secolo (nonché nuovo millennio), siano già trascorsi – e conseguentemente storicizzabili – venticinque anni.

