Per bambine di rame e miele: ANNA RITA MERICO legge “Una pistola al luna park” di MONICA MESSA.

Si entra nella stanza poetica camminando a passi lievi, percorrendo spazi piccoli e muovendosi nelle attenzioni da dare a cartografie immaginarie abitate da prati, gatti neri, personaggi venuti fuori da mancanze e vite reali, da scenografie montate in palchi immaginari in cui dilatazioni, restringimenti, distorsioni, dispiegamenti di immagini scorrono su di un diorama per spazi fantastici.

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Leggendo “Veste di nuda foglia” di CLAUDIA PALOMBI

Dalla prefazione a C. Palombi, Veste di nuda foglia, collana Nemus (diretta da Domenico Faniello), Poesia Edizioni, Bertone Editore, 2026

Veste di nuda foglia è il titolo e pare quindi l’immagine della foglia, con tutto il suo corredo simbolico, essere protagonista della silloge. Così è, eppure quella prima parola, veste, apre da subito un ricco spettro interpretativo che aiuta ad entrare nel flusso riflessivo ed emotivo della raccolta.

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Dalla parola quotidiana alla critica sociale: colloquialismo, paradosso e ironia in ÁNGEL GONZÁLES

La lingua comune come forma di conoscenza: il quotidiano contro la retorica

Nella poesia di Ángel González (Oviedo, 1925 – Madrid, 2008), il linguaggio quotidiano non rappresenta una scelta stilistica: è uno strumento di conoscenza e, contemporaneamente, una forma di resistenza alla retorica del potere. Appartenente alla Generazione spagnola degli anni Cinquanta, segnata dalla guerra civile e dal franchismo, González costruisce una voce poetica capace di avvicinare l’esperienza individuale alla storia collettiva.

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“Per gente sola” di FABIO DAINOTTI. Una lettura di MARINA CARACCIOLO.

Lo sguardo vagamente ironico, talora sarcastico, e sempre un poco dolceamaro che caratterizza la scrittura lirica di Fabio Dainotti, ben si riconosce anche in questa recente preziosa silloge dal titolo Per gente sola. Un voluto distacco dalla realtà non tale da escludere l’empatia (la “fraternità dolorosa” a cui allude Vincenzo Guarracino nella sua postfazione) ma in grado nel contempo di sottrarsi ai tranelli di un coinvolgimento emotivo che non permetterebbe una perfetta nitidezza di contorni.

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LINGUAGLOSSA nella zona del tardomodernismo. La poesia dopo la fine dell’ontologia.

Il problema del nuovo linguaggio

Giorgio Linguaglossa occupa una posizione singolare nella critica italiana contemporanea perché la sua ricerca attraversa la crisi della lirica senza ridurla a semplice successione di poetiche. La rilettura tardomodernista proposta da Ivan Pozzoni individua un punto di frizione: Linguaglossa formula la domanda «Come e dove orientare la ricerca del nuovo linguaggio poetico?», mentre il tardomodernismo interpreta tale domanda come sintomo di una trasformazione radicale dello statuto dell’arte.

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