«Ad ogni modo, la nostra patria filologica è la terra; non può essere la nazione. La lingua e la cultura della propria nazione, che il filologo eredita, costituiscono certamente il suo patrimonio più prezioso e irrinunciabile; ma solo nella distinzione, nel superamento, esso guadagna efficacia. Dobbiamo ritornare, in circostanze diverse, a ciò che già possedeva la cultura medioevale prima del riconoscimento delle nazioni: al riconoscimento che il pensiero non ha nazionalità».
Erich Auerbach, Philologie der Weltliteratur
Sin dai primi anni del Novecento la Poesia europea ha pienamente, per la maggiore, abbracciato la tradizione che potremmo dire dantesca, con un rapporto stretto con la funzione veritativa e conoscitiva di tale tradizione e la capacità del poetico, secondo proprio principio, di portare in sé tutti i saperi e le dimensioni dell’umano.
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