Macchine da poesia. Sulla nuova poesia italiana: l’intervento di ALDO PARDI sulla Poesia.

Questo saggio a firma di Aldo Pardi1, prende ispirazione dal lavoro del gruppo di poeti che animavano le pagine della rivista «L’infera», edita per i tipi dell’editore Limiti fino al 2009, oggi del tutto scomparsa.

Il nostro immaginario critico presume una corrispondenza necessaria tra storia e linguaggio. Allegorie veggenti rappresentano fatti e cose, vera e propria dimensione autonoma il cui principio costitutivo è la perfetta congruenza, inerente al fatto espressivo in generale e a quello letterario in particolare, tra riferimento e referente.

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Le Moire: acrobatico intervento della poesia. Una riflessione di ANTONIO SPAGNUOLO

Il testo che segue è l’intervento letto per il congresso “Senecio” il 10 ottobre 2025 a Napoli, ad oggi inedito e che qui riproponiamo per gentile concessione dell’autore.

Nel tessuto misterioso dell’esistenza, le tre figure antiche che intrecciano, misurano e recidono il filo della vita: sono Le Moire. Figlie della Notte o di Zeus per l’immaginazione fertile e infocata degli antichi cantori esse sfuggono a ogni tentativo di controllo. Cloto fila il filo della nascita, Lachesi ne stabilisce la lunghezza, e Atropo, impassibile, lo recide. Una trottola che non si ferma mai e che dovrebbe incidere senza pietà su ciascuno di noi. Ma sono davvero soltanto artefici del destino, oppure incarnano il gioco eterno tra caso e necessità, libertà e destino, fortuna e responsabilità?

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3 poesie di OTONIEL GUEVARA (El Salvador)

Otoniel Guevara è nato nel distretto di Quezaltepeque, a El Salvador, il 10 giugno 1967. Poeta e giornalista salvadoregno, ha fatto parte dei guerriglieri del Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale durante la guerra civile in El Salvador durante gli anni ’80, periodo durante il quale ha anche fondato il Circolo letterario Xibalbá. Ha studiato giornalismo all’Università di El Salvador e all’Università Cattolica di Managua, in Nicaragua.

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Il fedele vuoto: attraversare l’inverno. MAURIZIO EVANGELISTA legge BARBARA MASTROVITI

Nel solco della tradizione novecentesca che ha fatto dell’inverno una figura centrale della coscienza poetica – da Giuseppe Ungaretti a Eugenio Montale, fino ad Antonella Anedda – si colloca, con L’esame dell’inverno (Interno Libri, 2026) Barbara Mastroviti.

Qui l’inverno non è mero scenario, ma dispositivo conoscitivo: una soglia
in cui vita e morte, memoria e perdita si attraversano, in un continuo
rovesciamento.

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Quando fu scritta l’ultima poesia? Piccola apologia della Poesia di SOTIRIOS PASTAKAS




Forse i nostri tentativi di definire tendenze e correnti nella poesia degli ultimi anni non sono che nobili fantasticherie, chimere bifronti, desideri irrealizzati. Poiché non possiamo scrivere una storia della poesia, ci consumiamo periodicamente, quasi alla fine dell’anno solare, nel vano tentativo di storicizzarne i fenomeni superficiali. La constatazione generale e il lamento permanente per l’assenza, ai nostri giorni, di un “forte dogma poetico” ottengono senza dubbio un facile consenso.

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FLORIANO ROMBOLI legge “Nel mio cuore” di NELLA PULVIRENTI

Non sorprende che nei tristi versi di questa raccolta poetica il rapporto vita / morte conosca coerentemente una formalizzazione antitetica, segnatamente tramite la polarizzazione “luce/buio”: «Siete la mia alba, siete il mio tramonto / siete le mie lacrime di ogni giorno,/ laggiù oltre la luce vi cerco e vi trovo/ di notte nel buio e nel sonno profondo» (Per voi, corsivi miei, come sempre in seguito).

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