Il titolo non smentisce: anticipa. Questo non è successo, silloge a tutt’oggi inedita, ha il passo dell’antefatto, di ciò che viene prima dell’evento. Laneve attraversa il 2024, materia del libro, e vi legge un presente in cui «qualcosa sta concimando orrore e lo chiama futuro». Per coglierlo resta «in ascolto nei punti chiave / al bancone del bar oppure / negli autobus pieni di fatica», e registra.

Da questo ascolto nasce un registro civile che rinuncia ai toni del comizio e affida la denuncia al sarcasmo. «Il mondo è malato di brava gente», scrive in Napalm. Così il consumo diventa apocalisse quotidiana («La fine del mondo inizia / dentro l’area promozionale») e l’annientamento un affare di «introiti collaterali».

NAPALM

Speranza e illusioni sono sinonimi,
inutile cercare un dottore
per curare i ricordi, le prospettive
e i copia/incolla commerciali
su qualsiasi genocidio.

Il mondo è malato di brava gente,
leggete le cifre in sovraimpressione
prima di caricare l’orgasmo,
non occorre una buona mira.

Antonio Laneve

Il nervo più scoperto, però, è il digitale. L’identità vi appare come un «mosaico precario sul display», la condivisione come un’illusione di presenza: «Clicco ricerco e posto […] infatti nessuno c’è». A questa erosione Laneve risponde chiedendo responsabilità: «fai attenzione / a come appoggi le parole».

ZERO FILTRI

L’informazione gratuita è tua
ma puoi sputarla quando vuoi
se vuoi.

O forse è solo questo
che siamo diventati?

L’ultimo messaggio ti chiama,
fai attenzione
a come appoggi le parole.

Da qui affiora il fondo umanistico della raccolta. La scrittura procede per frammenti, tra neologismi, giochi verbali, versi brevi e prose poetiche, eppure compone un unicum coerente. Lo conferma il rifiuto dell’aura, da «Antipoesia» all’epigrafe che promette di non sapere mai cosa sia la poesia: una diffidenza che tiene lontana la retorica. Non a caso Laneve, nella sua postfazione, affida allo scritto una sola speranza: diventare «condivisione».

A. LANEVE, “Questo non è successo”, silloge inedita

Lo sguardo è severo, ma tra le macerie compaiono un gesto gentile che apre «forse addirittura speranza» e un ostacolo che «può mutare in soglia». E allora vale la pena salire su quegli stessi autobus con orecchie nuove.

LO SPECCHIO DELLA PORTA

Darei un calcio a tutto
per un profilo sottozero
durante l’assalto, dall’alto
di una quota mai vista
quando cercavo le vertigini.

Busso alla mia immagine,
superficie quasi anonima
con i dialoghi del passato
visibili in troppe smorfie.

Sembra un campo di battaglie
il sorriso dei giorni salvati
al furore delle buone maniere.
Forse è un nuovo stadio
questa sfida alla comprensione.
L’ostacolo può mutare in soglia.

Laneve ci confida il suo ascolto metropolitano perché ciò che non è ancora successo possa, magari, non succedere. «Per lasciare aperto un finale / in fondo a tutte le poesie».

Barbara Mastroviti

L’AUTORE

«Sono uno che gioca con le parole», questo dico di me e della mia scrittura. Comasco di nascita e milanese d’adozione, non ho studi classici alle spalle (ho studiato meccanica) ma una grande passione per ogni forma d’arte, la fotografia, il cinema, la musica… soprattutto la musica che mi ha insegnato ad ascoltare (a parlare un po’ meno…) e a leggere (di tutto!) prima di cominciare a scrivere. Ma non sarei arrivato fin qui se non fosse stato per Barbara (Rabita, insieme da quasi 20 anni) che mi ha spinto a non smettere con la poesia. Tanto che il primo libro uscito nel 2017 è stato Convergenze (CTL editore), scritto insieme.

Le altre mie pubblicazioni sono Calembourgh (CTL Libeccio ed. 2018), Lezione frontale (La vita felice, 2022), ancora insieme a Barbara Rabita, Esaudimento (Puntoacapo Editrice, 2024) e in ultimo L’esatto contrario (Puntoacapo Editrice, 2025), oltre a partecipazioni su diverse antologie e blog. Quando le parole mi chiedono di giocare, io mi diverto molto e continuo a scrivere.

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