Carmen Prada Alonso è nata a Zamora per trasferirsi, intorno ai 18 anni, a Salamanca dove risiede da allora. Sposata e madre di quattro figli, ha lavorato nel settore alberghiero e in agenzie di viaggio, alternando questa attività alla sua passione per la letteratura, alla quale si dedica a tempo pieno come scrittrice e poetessa da oltre 15 anni.

Fa parte del circolo letterario «Tertulia de Papeles del Martes» e pubblica le sue poesie sull’omonima rivista, edita semestralmente dalla Diputación de Salamanca. La sua opera comprende poesie, romanzi, racconti, racconti didattici, racconti tradizionali di Natale e articoli giornalistici.

Tra i suoi libri pubblicati figurano le raccolte di poesie Así, madre e Mater Admirabilis; il romanzo La Fiscala, nonché il racconto per bambini Darío y el arco iris. Alcune sue poesie sono apparse in numerose antologie.

TODO AQUELLO

Abres tus ojos rasgados,
como un animal que conoce
todos los nombres del silencio.
Desciendes despacio,
despiertas los latidos de las puertas
y te sientas sobre las manos
que dejaron caer
migas de luz
para no perder el regreso.
Calzas tus pies con la memoria
de los que fueron marcando los caminos,
recoges las manillas
que guardan siembras en la piel
y nieves en las uñas,
y tu lengua se alimenta
de paciencia y raíces.
Quiero pertenecerte,
entregarme a ti,
descubrirme, respirar,
recordar los nombres que he perdido
y todo aquello que dejé de rezar.

* * *

TUTTO QUELLO

Apri i tuoi occhi laceri,
come un animale che conosce
tutti i nomi del silenzio.
Discendi lentamente,
risvegli i battiti delle porte
e ti siedi sulle mani
che lasciarono cadere
briciole di luce
per non perdere il ritorno.

Calzi i tuoi piedi con la memoria
di coloro che tracciarono i sentieri,
raccogli i polsi
che custodiscono semi sulla pelle
e nevi nelle unghie,
e la tua lingua si nutre
di pazienza e radici.
Voglio appartenerti,
consegnarmi a te,
scoprir­mi, respirare,
ricordare i nomi che ho perduto
e tutto ciò che ho smesso di pregare.

Tra i suoi libri pubblicati figurano le raccolte di poesie Así, madre e Mater Admirabilis; il romanzo La Fiscala, nonché il racconto per bambini Darío y el arco iris. Alcune sue poesie sono apparse in numerose antologie.

M.C. PRADA ALONSO, “La Fiscala”, Desvan Editorial, 2015
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La poesia che segue, Perdón baldío, è stata pubblicata nell’antologia curata da Alfredo Pérez Alencart e Vito Davoli, dal titolo De aquende y de allende (Da questa e da quella parte), volume dedicato alla XXVI edizione dell’Encuentro de Poetas Iberoamericanos di Salamanca, edizione bilingue in omaggio a Jaime Siles e Mía Gallegos, con postfazione di Yordan Arroyo, edita dall’Ayuntamiento de Salamanca.

PERDÓN BALDÍO

Mas aprendí a pasar por el ojo de la aguja,
es decir, a perdonar sinceramente.
(Mía Gallegos, El ojo de la aguja)

Retumban en mis ojos
las lágrimas del perdón que no dí,
y en su hostigador eco
busco un motivo de atrición
que no acierto.
Reposa tranquilo mi juicio
que no ha oído clamores de súplica,
ni ha visto manos trenzadas
sobre el dolor del aprecio de culpa.
¿Qué ojos perdonan
a quien no los mira?
¿Qué palabras existen
que exculpen al traidor
si no son continuación de las suyas?
¿Qué guerrero levanta bandera blanca
si no hay batalla?
Es baldío el perdón
si se siembra en eriales,
burla de la espera seca,
de lluvia en soledad inhóspita,
semilla en guijarros
maltratados por el sol de la ignominia.
Y aún sigo esperando
¡mil veces necia!
oír la voz del arrepentimiento,
para que de mis ojos caigan
las lágrimas que me asfixian.

* * *

STERILE PERDONO

Poi ho imparato a passare attraverso la cruna dell’ago
cioè, a perdonare sinceramente.
(
Mia Gallegos, La cruna dell’ago)

Nei miei occhi rimbombano
lacrime di perdono che non diedi
e nella loro eco esasperante
cerco motivi d’attrito
che non indovino.
Riposa tranquillo il mio giudizio
che non ascoltò grida di supplica
né vide mai mani intrecciate
sopra il dolore dell’ammissione di colpa.
Quali occhi perdonano
Chi non li guarda?
Quali sono le parole
che assolvano il traditore
se non quelle a continuazione delle sue?
Quale guerriero alza bandiera bianca
se non c’è una battaglia?
Sterile è il perdono
se si semina in terre desertiche,
beffa dell’arida attesa,
di pioggia in desolata solitudine,
seme tra ciottoli
maltrattati dal sole dell’ignominia.
E sto ancora aspettando – stupida mille volte! –
di sentire la voce del pentimento,
perché dai miei occhi cadano
lacrime che mi tolgono il respiro.

AA.VV., “Da questa e da quella parte (De Aquende y de allende)”, a cura di Alfredo Pérez Alencart e Vito Davoli, Ayuntamiento de Salamanca, 2024
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Tra i premi e riconoscimenti ottenuti figurano: Primo premio al Concorso di poesia “Juan Machaca”; Primo premio al Concorso di poesia “María Fuentetaja El Escorial”; Primo premio al Concorso letterario di San Valentino dell’Associazione Tierno Galván; Primo premio al Concorso di microracconti “Palabras Contadas” della casa editrice La Fragua del Trovador; Primo premio per il microracconto Bajo un cielo de cristal del Museo Casa Lys; Primo premio nella categoria assoluta del Concorso di racconti “Memorial Fuencisla” in due edizioni; Primo premio al Concorso di racconti per bambini “Viejo Castillo”; Primo premio al Concorso di racconti natalizi “Ciudad de Béjar”; Primo premio al Concorso di racconti natalizi “Ciudad de Béjar”.

LA MARIPOSA

Sigo buscando la mariposa
a la que los vientos con sus furias
le borraron el camino.
Ella cerró sus ojos
e hizo suyas las flores extrañas
en las que pasó sus días.
Se perdió su mirada honda
y desapareció el brillo de sus alas.
Se hizo insignificante,
amarilla, llena de un vacío gris
que ahogaba su luz sin nombre.
Pienso en ella y la busco
sin querer encontrarla,
porque no sabría ver en su interior lejano,
ni en el espacio en que sus alas olvidadas
cayeron bajo el mantel
del polen de las estrellas.
Cierro los ojos y me entrego
al olor de la tierra,
al ruido de la existencia
y a esa sombra del presente
sin tiempos ni esquemas.
Dejo que el pasado sea,
sin permitir su rastro en mí,
y acepto el destino inevitable
de las mariposas caídas.

* * *

LA FARFALLA

Continuo a cercare la farfalla
a cui i venti, con le loro furie,
cancellarono il cammino.
Lei chiuse gli occhi
e fece sue le strane fioriture
in cui visse i suoi giorni.
Si perse il suo sguardo profondo
e scomparve il luccichio delle sue ali.
Divenne insignificante,
gialla, colma di un vuoto grigio
che soffocava la sua luce senza nome.
Penso a lei e la cerco
senza volerla trovare,
perché non saprei vedere nel suo interno lontano,
né nello spazio in cui le sue ali dimenticate
caddero sotto il velo
del polline delle stelle.
Chiudo gli occhi e mi abbandono
al profumo della terra,
al rumore dell’esistenza
e a quell’ombra del presente
senza tempi né schemi.
Lascio che il passato sia,
senza permettere che lasci traccia in me,
e accetto il destino inevitabile
delle farfalle cadute.

Fra i premi di cui è risultata finalista si ricordano il Premio Umbral di Poesia di Valladolid; Concorso di Poesia «Treciembre»; Premio Internazionale di Poesia «Pilar Fernández Labrador»; Concorso di Poesia «Taci» di Torrelodones.

Vito Davoli

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