Ruth Ana López Calderón (Sucre, Bolivia, 1968), Segretaria esecutiva di professione, ha iniziato a scrivere verso la fine del 2010. Di formazione autodidatta.

Le sue poesie sono state lette in diversi programmi radiofonici a Buenos Aires, in Argentina, e sono state raccolte in varie antologie su entrambe le sponde dell’Atlantico.

È inserita nell’elenco REMES (Red Mundial de Escritores en Español / Rete mondiale degli scrittori in lingua spagnola).
Le sue opere sono presenti sul sito web Arte Poética (Antologia di poesia universale) e ha pubblicato i suoi testi su diverse riviste letterarie online, quali Letralia, Almiar, Revista Literaria Guatiní, Al borde de la palabra, Eclipses Poética de Actualidad, Revista Review Bolivia e Revista Con voz propia.

Ruth Ana López Calderón

LA PLUMA

La pluma negra en la mano aletea desesperada,
su silueta distante captura el viento inclemente:
Usurpa sueños tardíos y temores que habitan el horizonte
donde noches ensimismadas escudriñan el fondo de lo oscuro,
lento mastican la zozobra de impuros gemidos,
de piel profana como sepulcro, y ecos
vagan como fantasmas y relámpagos
alumbrando tempestades nocturnas.

¡No!, no hay nada tangible en la alborada de este paisaje de llanto,
sus crispadas alas amortajan la esperanza y en la sombra huyen.

La pluma negra en la mano lamenta como estaca
y como carne fragmenta y desdibuja el mapa clandestino.
Y el alarido, ¡sí!, el alarido de su vuelo.

El dibujo del oscuro laberinto.

¡Oh!, esperado e inesperado retorno.

El cuervo reposa sus garras sobre mi mano.

[Del libro Desde las profundidades, 2013]

* * *

LA PENNA

La penna nera nella mano sbatte le ali disperata,
la sua sagoma lontana cattura il vento inclemente:
usurpa sogni tardivi e timori che abitano l’orizzonte
dove notti assorte scrutano il fondo dell’oscurità,
masticano lentamente l’angoscia di gemiti impuri,
di pelle profana come sepolcro, ed echi
vagano come fantasmi e lampi
illuminando tempeste notturne.

No!, non c’è nulla di tangibile all’alba di questo paesaggio di pianto,
le sue ali contratte avvolgono la speranza e fuggono nell’ombra.

La penna nera nella mano geme come un paletto
e come carne frammenta e sfuma la mappa clandestina.
E l’urlo, sì!, l’urlo del suo volo.

Il disegno dell’oscuro labirinto.

Oh!, ritorno atteso e inaspettato.

Il corvo appoggia i suoi artigli sulla mia mano.

[dalla silloge Desde las profundidades, 2013]

Tra le sue pubblicazioni figurano le raccolte poetiche Desde las profundidades (Black Diamond Editions, 2013, Stati Uniti), Sin óbolos para Caronte (Editorial El País, 2014), Itinerario de una metamorfosis (MediaIsla, 2016), La niña que se diluyó en el tiempo (Pasanaku, 2025), oltre a poesie incluse in diverse antologie di poesia in lingua spagnola.

Ha ottenuto la prima menzione d’onore con la raccolta di poesie Sin óbolos para Caronte al concorso letterario nazionale della Società Dante Alighieri nel 2015.

DETRÁS DE LA MÁSCARA

Aquí estoy con la máscara cubriendo el rostro
para no espantarte, para que no salgas corriendo

¡cuán débiles son las carnes desgarradas,
como seda atrapada en espinos blancos!
Y sus hilos trémulos,
y la humedad de los ojos, buscan con ansias tu imagen,
y me aferro para no caer en el vacío, en el lóbrego agujero
que succiona mi esqueleto

y siento frío
y desespero
y la soledad corroe los pensamientos,
y la tristeza, ¡Sí!, la tristeza adherida al aliento
empaña el espejo donde veo al espectro

las pesadillas asoman, el temblor acaricia los dedos

el viento viene a jugar
con el fantasma de los cabellos, jirones del alma
vuelan esquizofrénicos, vuelan y se retuercen: culebras
intoxicadas con su propio veneno

¿dónde están los cabos sueltos?

agitado el pecho convulsiona
y lágrimas bañan el rostro
inundan los ojos que te buscan en el firmamento ficticio

una voz sofocada grita desde el interior
y las manos aladas tapan la boca
es la conciencia que emerge de su grietay exasperada clama:

¿sabes lo que es ser mujer y no poder serlo?

y la lucha infernal comienza
y la lucha terrenal no acaba

no reconozco lo que muestra el espejo
esos ojos hundidos, mustio el semblante,
la palidez de la muerte
y su alarido
y de pronto el corazón salta, en el cuerpo de otro,
y te leo de nuevo, te siento cercano,
eres el único que despavorido no huye,
el único que conoce la locura palmo a palmo

la luz apagada de los ojos te mira
y del corazón brotan pétalos negros
como la noche cubre con su manto la vida

la sombra luminosa del abrazo sale a tu encuentro
y quedo ahí fundida con el eco silencioso de tus palabras
con el arrullo mudo de un no sé qué
que espero.

[Del libro Sin óbolos para Caronte, 2014]

* * *

DIETRO LA MASCHERA

Eccomi, con la maschera a coprirmi il volto
per non spaventarti, per non vederti fuggire.

Quanto sono deboli le carni lacerate,
come seta impigliata in bianchi rovi!
E i loro fili tremuli
e l’umidità degli occhi, cercano con ansia la tua immagine,
e mi aggrappo per non cadere nel vuoto, nel lugubre buco
che risucchia il mio scheletro

e sento freddo
e mi dispero
e la solitudine corrode i pensieri,
e la tristezza, sì!, la tristezza attaccata al respiro
appanna lo specchio dove vedo lo spettro

gli incubi affiorano, il tremore accarezza le dita

il vento viene a giocare
con il fantasma dei capelli, brandelli dell’anima
volano schizofrenici, volano e si contorcono: serpi
intossicate dal proprio veleno

dove sono i capi sciolti?

il petto agitato si contorce
e le lacrime bagnano il volto
inondano gli occhi che ti cercano nel firmamento fittizio

una voce soffocata grida dall’interno
e le mani alate coprono la bocca:
è la coscienza che emerge dalla sua crepa
e esasperata reclama:

sai cosa significa essere donna e non poterlo essere?

e la lotta infernale ha inizio
e la lotta terrena non finisce mai

non riconosco ciò che mi mostra lo specchio
quegli occhi infossati, il volto appassito,
il pallore della morte
e il suo urlo
e all’improvviso il cuore balza, nel corpo di un altro,
e ti leggo di nuovo, ti sento vicino,
sei l’unico che terrorizzato non fugge,
l’unico che conosce la follia palmo a palmo

la luce spenta dei tuoi occhi ti guarda
e dal cuore sgorgano petali neri
mentre la notte avvolge la vita nel suo manto

l’ombra luminosa dell’abbraccio ti viene incontro
e lì rimane, fusa con l’eco silenziosa delle tue parole
con il mormorio muto di un non so cosa
che aspetto.

[dalla silloge Sin óbolos para Caronte, 2014]

CUENCAS VACÍAS

He de estar preparada para
mirar las cuencas vacías de tus ojos,
el pálido marfil de tu descarnado semblante.

No, ya no tengo miedo.
Me resulta familiar la frialdad
de tus brazos, esos que no han dejado
de envolverme.

Te llevaste a tantos…
Yo soy un número desconocido
en tu recuento de presas,
una rezagada y antigua alma
que se negó a sucumbir
a tu embestida.

Soy la que olvidas y recuerdas
en tu eterno peregrinaje.
Tal vez tuviste un alma
después de todo
o tu condescendencia conmigo
sería inexplicable.

[Poema inédito]

* * *

CAVITÀ VUOTE

Devo essere pronta
a guardare le cavità vuote dei tuoi occhi,
il pallido avorio del tuo volto smunto.

No, non ho più paura.
Mi è ormai familiare la freddezza
delle tue braccia, quelle che non hanno mai
smesso di avvolgermi.

Ne hai portate via tante…
Io sono un numero sconosciuto
nel tuo conteggio di prede,
un’anima antica e rimasta indietro
che si è rifiutata di soccombere
al tuo assalto.

Sono colei che dimentichi e ricordi
nel tuo eterno pellegrinaggio.
Forse hai avuto un’anima,
dopo tutto,
o la tua condiscendenza verso di me
sarebbe inspiegabile.

[poesia inedita]

Vito Davoli

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