Angela De Leo, nata in un paese del Sud dove cantano gli ulivi: Bitonto (BA). Ha insegnato Lettere nella Scuola Secondaria di Primo grado e per oltre trent’anni è stata anche formatrice per i Concorsi di reclutamento nelle scuole di ogni ordine e grado e per
dirigenti scolastici.

Scrive da quando era appena adolescente (racconti per Riviste femminili come Bella, Marie Claire, Amica) e, da circa sessant’anni, pubblica racconti, libri di poesie, romanzi e saggi di critica letteraria.


Ha pubblicato oltre 23 sillogi di poesie in lingua italiana, serba e rumena; un libro di racconti Trattenendo il respiro (2010); il romanzo La via delle vedove (2013); saggi e monografie di critica letteraria (La fanciulla ermafrodita – 2015); recensioni, prefazioni e postfazioni ai libri di Autori italiani e stranieri.

Ultimamente ha pubblicato i primi due volumi della trilogia Le piogge e i ciliegi (2017), che a breve sarà completata dal terzo e conclusivo volume, corredato da un libricino di Fiabe del nonno, protagonista del romanzo.

Angela De Leo

Ha nuovi lavori editoriali (saggistica e poesie) di prossima pubblicazione: Voci in andata e ritorno ferme nel tempo – Carteggio G.Salvemini-L. Gadaleta (Saggio); Tra sogno e realtà (silloge di poesie); I luoghi del cuore – una sola musicopoesia o il contrario – (Saggio sulla Poetica di Vittorino Curci).
Della sua opera hanno scritto numerosi critici su riviste letterarie e quotidiani, e
parlato anche in tv e radio. In Italia e all’estero. Alcuni suoi libri sono stati tradotti e pubblicati in Serbia e parecchie poesie sono state tradotte in serbo, albanese, rumeno, spagnolo, greco e inglese.

Erano i papaveri la nostra allegria

accendono i prati con bocche di baci
i papaveri svettanti nei mattini
di verde allegria
Sciamavamo a raccoglierli
per farne dono all’amore sognato
e non ancora vissuto
Io gonna a campana vitino di vespa
e un sorriso ch’era incendio di cieli
Tu dimentico di rose e di spine
ardenti sogni bruciavi
in vene ribollenti
e finti bicchieri di vino
a riscaldare il giorno perfetto
Rane e rospi urlavano folli canti d’amore
Era il tre maggio assolato e innocente
quando tra dita di litanie e rosari
una sigaretta scintillava
nei distorti pensieri d’intense sere
e canti altalenanti di preghiere
Brulichio di sogni
ll firmamento da accendere piano…
Per non farli volare via
ne mettevamo una manciata
sotto il cuscino
(attesa frenetica d’ogni domani
la luna tra i palmi delle mani)

* * *

Eran las amapolas nuestra alegría

encienden los prados con bocas de besos
las amapolas altas en cada mañana
de verde alegría
Emjambrabamos a recogerlos
para hacer don al amor soñado
y aún no vivido
Yo falda acampanada cinturita de avispa
y una sonrisa que era incendio de los cielos
Olvidadizo tu de rosas y de espinas
ardientes sueños quemabas
en venas hirvientes
y falsas copas de vino
para ya calentar el día perfecto
Ranas y sapos chillaban locos cantos de amor
Era el tres de mayo soleado e inocente
cuando entre dedos de letanías y rosarios
chispeaba un cigarrillo
en pensamientos torcidos de noches intensas
y cantos oscilantes de oraciones
Hervidero de sueños
El firmamento a encender despacio…
Para que no se vayan volando
poníamos un puñado de ellos
debajo de la almohada
(espera frenética de cada mañana
la luna en las palmas de las manos)

È stata premiata più volte in Italia. Nel 2015 a Belgrado per la sua opera di diffusione della lingua serba nella nostra nazione. E, nel 2019 a Smederevo (Serbia), ha ricevuto il I° Premio a livello internazionale per le sue opere di scrittura poetica.

L’Università del Texas ha pubblicato, il 2023 STEPS, per il quale ha ricevuto a Roma (27 maggio) il prestigioso Premio internazionale Gjenima. STEPS è stato poi pubblicato in Italia con il titolo di PASSI e una sezione in più rispetto alla versione americana.

Il sogno di intrecciare parole

Ci sono uomini con passi d’erba,
di albe e tramonti in preghiera 
 tra mani di miele e sogno.
Due cuori ebbero alla nascita in dono
a illuminare di carezze il giorno.
Io lo incontrai nei miei occhi di bambina
al primo incanto.
Mi regalò pane e rose e intrecciò parole di fiaba
ai miei capelli in fiore.
Con ali di vento a sollevarmi al cielo degli aquiloni
e dei sorrisi, sotto le piogge e il canto delle allodole.
Usignoli tra rami di gelso rosso e pensieri
in libertà vigilata d’amore. E mi colmò di Poesia.
Me la consegnò nei pugnetti chiusi
non perderla mai – mi disse –
ti aiuterà a vivere. E a sognare –

Poesia inserita nella silloge poetica STEPS, pubblicata dall’Università di Dallas e vincitrice, nel 2023, del Premio Gjenima.

* * *

The dream of weaving words

There are men with grass steps,
Of sunrises and sunsets in prayer
Between hands of honey and dream.
Two hearts had at birth as a gift
To brighten with caresses the day.
I met him in my child’s eyes
At the first enchantment.
He gave me bread and roses and wove words of fairy tale
To my flowering hair.
With wings of wind to lift me to the sky of kites
And smiles, under the rains and the song of larks.
Nightingales among red mulberry branches and thoughts
In love’s probationary freedom. And he filled me with Poetry.
He delivered it to me in closed little fists
never lose it – he told me –
it will help you to live. And to dream –

(Traduzione all’inglese di Selvaggia C. Serini)

* * *

El sueño de tejer palabras

Hay hombres con pasos de hierba,
de amaneceres y atardeceres en oración 
entre manos de miel y de sueño.
Al nacer tuvieron como don dos corazones
para iluminar las caricias del día.
Yo lo encontré en mis ojos de niña
al primer hechizo.
Me regaló pan y rosas y palabras de fábula tejió
a mi cabello en flor.
Con alas de viento para elevarme al cielo de papalotes
y sonrisas, bajo las lluvias y el canto de las alondras.
Ruiseñores entre ramas de morera roja y pensamientos
en libertad condicional de amor. Y me llenó de Poesía.
Me la entregó con los puñitos cerrados
nunca la pierdas – me dijo –
te ayudará a vivir. Y a soñar –

Angela De Leo ha compiuto due anni fa ottanta primavere, ma è intenzionata a scrivere fino “all’ultimo respiro”…

Il treno della penultima stazione

Passa il treno il fischio lungo il capotreno
A rapinare la notte tradita e addormentata
Sui binari del nulla
Il macchinista cieco
Trasportava la nostra follia
Oggi trascina con sé il rimpianto
Quanti treni presi e quanti persi
Negli anni dei papaveri in festa
A salutare le nostre mani
Indifese
Ai finestrini di ogni addio
E mai un arrivederci a tenere viva
La speranza:
ci raggiungeva l’incontro
inatteso desiderato cancellato
ci sorrideva il cielo complice e distratto.
Distrattamente ci sorride il silenzio
ma è già rumore d’altro treno
a portare via il buio della notte
il vortice dei pensieri mulinello
che assorda il cuore e lo ferma
nell’attimo che più non ha inizio né fine
(forse un ritorno straniero
alla dissolta stazione
prima del penultimo orizzonte diviso).

* * *

El tren de la penúltima estación

Pasa el tren silbido largo el conductor
Asaltando la noche traicionada y dormida
En los rieles de la nada
El maquinista ciego
Transportaba a nuestra locura
Hoy arrastra consigo el arrepentimiento
Cuántos trenes tomé y cuántos perdí
En los años de la amapola en fiesta
A saludar a nuestras manos
Indefensas
En las ventanas de cada despedida
Y nunca un hasta luego para que quede viva
La esperanza:
nos alcanzaba el encuentro
inesperado deseado borrado
nos sonreía el cielo cómplice y distraído.
Distraídamente nos sonríe el silencio
pero ya es ruido de otro tren
para sacar oscuridad de noche
el torbellino de los pensamientos remolino
que aturde el corazón y lo detiene
en el momento que más no tiene principio ni fin
(quizás un retorno extranjero
a la estación disuelta
antes del penúltimo horizonte dividido).